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Per il 2017 i dirigenti pubblici che aderiscono al nuovo regime contributivo non avranno alcuna retribuzione di risultato. Lo ha stabilito con una apposita delibera il Congresso di Stato lo scorso 6 marzo.
La retribuzione di risultato è una delle cinque voci – insieme a retribuzione di base, retribuzione di posizione, indennità di contratto a termine e scatti di anzianità – di cui è composto lo stipendio dei dirigenti pubblici da quando è in vigore la Riforma della Pa del 2011. Secondo il decreto attuativo n. 21 del 2013 la retribuzione di risultato “è prevista a seguito della predeterminazione di obiettivi che il Dirigente sia eventualmente tenuto a conseguire” ed è “condizionata all’esito positivo della valutazione dei risultati” da parte della Direzione Generale della Funzione Pubblica”. Quantitativamente può essere fino al 30% della retribuzione di posizione.
Il Governo quindi nella delibera spiega che, dopo essersi confrontato con il direttore generale della Funzione pubblica Manuel Canti, ha deciso che “non sia previsto per l’anno 2017 alcun budget per la retribuzione di risultato di cui agli articoli 19 della Legge n.108/2009 e 5 del Decreto Delegato n.21/2013”. Questo “in ragione delle prioritarie esigenze di contenimento della spesa pubblica relativa alle retribuzioni del personale dirigenziale”.
Allo stesso tempo con il medesimo documento, il Congresso ha stabilito “gli obiettivi generali per la dirigenza pubblica, che integrano gli obiettivi specifici definiti nei contratti di lavoro dei singoli dirigenti”. Obiettivi contenuti nel documento “Linee di azione per l’anno 2017 della Direzione Generale della Funzione Pubblica” che, sottolinea l’Esecutivo, serviranno per la valutazione amministrativo-gestionale prevista dall’articolo 22 della Legge n.108/2009.
Dieci gli obiettivi indicati nel documento tra cui: curare l’osservanza degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazione da parte dell’Amministrazione; redigere ed implementare i piani di prevenzione della corruzione se operanti nei settori maggiormente a rischio di fenomeni corruttivi; collaborare con la DGFP e con l’Upecedes nel progetto di reingegnerizzazione del portale della Pubblica Amministrazione “riducendo e razionalizzando i molteplici e dispersivi siti web della P.A. attualmente esistenti”; collaborare con la DGFP nell’individuazione dei fabbisogni formativi e nella programmazione razionale ed organica delle iniziative formative; presentare proposte di semplificazione procedimentale; proporre e perseguire strategie per il contenimento e la razionalizzazione della spesa”.
Il segretario di Stato agli Interni Guerrino Zanotti spiega a Tribuna che la scelta da un lato è dovuta al fatto che “siamo subentrati adesso e facciamo fatica a verificare l’operato dei dirigenti” ma soprattutto è figlia di una scelta precisa di contenimento dei costi. “Il periodo che stiamo attraversando è conosciuto. Se non è chiaro lo ribadiamo: i conti pubblici sono in difficoltà – prosegue – quindi ci sembrava nell’ordine delle cose procedere così. Detto ciò – puntualizza – non mi piace il paradigma per cui il dipendente pubblico deve essere un privilegiato perché non fa niente ed è strapagato. Dico solo che in un momento di difficoltà è necessario che chi ha un lavoro garantito e retribuito secondo le regole debba ritenersi comunque soddisfatto di ciò che ha. Credo – conclude – che debba rientrare nella normalità delle cose”.