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Consiglio per il weekend la lettura di ‘L’inganno dell’ippocastano’ (Salani editore), un noir nella Roma di oggi scritto da Mariano Sabatini, critico televisivo temuto (come lo definisce il suo editore) oltre che autore di numerosi saggi sulla comunicazione, alla prova del suo primo romanzo. Finalmente un libro in cui l’autore non parla di sé: qui invece l’incipit è addirittura la morte eccellente di un imprenditore corrotto, che aspira a candidarsi a sindaco, Ascanio Restelli. A poco più di un mese dalle elezioni amministrative nella capitale sembra una provocazione: ‘ma no’ dice l’autore ‘ho iniziato a scrivere il libro quasi due anni fa. Diciamo che è sano realismo: vivendo a Roma da 45 anni, certe cose le abbiamo respirate da piccoli, ‘Mafia capitale’ ha conclamato quello che tutti sapevano e di cui nessuno parlava. E poi non mi sembra che la politica nazionale non abbia espresso anche personaggi tanto diversi dal mio Restelli’. Ed ecco Sabatini raccontare le tante forme della corruzione e della collusione ‘che non riguarda solo la politica, che ha intrallazzi con l’imprenditoria malata, ma anche l’atteggiamento lassista della gente, tutta, non solo dei romani’. Leo Malinverno, il protagonista, è un giornalista di grandi doti, perennemente a caccia della verità. Sembra un omaggio ai cronisti che subiscono minacce o finiscono sotto processo per le loro inchieste, realtà che ha fatto scivolare l’Italia nelle parti basse della classifica globale della libertà d’informazione. ‘Rappresenta una sfida. Un personaggio positivo, onesto, leale, un giornalista amato e non odiato per come fa il suo lavoro. Non dimentichiamo che, anche se non sempre ai giornalisti italiani è consentito di esprimersi al meglio, le loro colpe ce le hanno: attitudini alle pastette, al fare lobby con il potere, a concedere favori, le interviste ben pettinate per avere una nomina di prestigio. Malinverno vuole essere un po’ un omaggio ai colleghi più coraggiosi (come Fittipaldi e Nuzzi, sotto processo in Vaticano per le loro inchieste benemerite) e un po’ un monito alla categoria’. In un momento in cui, come dice il protagonista del romanzo, ‘delle parole non interessa granché a nessuno’. ‘E’ così: i media non riflettono più sull’esigenza di salvare la lingua italiana, la bistrattano, pieni di forestierismi usati inutilmente e – soprattutto la tv – di espressioni sempre uguali che riempiono il vuoto, come ‘quant’altro’, ‘assolutamente sì’, andiamo a vedere’. Inoltre ho voluto rievocare l’amarezza provata nel 2003 quando Rai3 ha chiuso ‘Parola mia’, rifacimento dello storico programma di Luciano Rispoli degli anni ’80, di cui ero autore, per gli ascolti giudicati insufficienti malgrado il profluvio di lettere, mail e articoli in cui la gente chiedeva che continuasse a andare in onda’. Impossibile, d’altra parte, provare a fermare la rivoluzione nei media, provocata soprattutto da internet, a una velocità tale che nessuno è in grado di prevederne l’evoluzione: ‘in effetti l’accesso ai social esteso a tutti ha scatenato l’ inferno, ognuno di noi può scegliersi il girone dove collocarsi. Aveva ragione Eco: ‘sul web qualsiasi cretino vale quanto un premio Nobel’. Il diritto di esprimersi non va scambiato con il dovere di farlo: non tutti hanno qualcosa da dire e non tutti sanno come esprimersi’. Intanto Sabatini è già al lavoro al suo prossimo noir, dove Malinverno sarà alle prese con un serial killer.