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Qual è il suo ruolo nell’Università di San Marino e quali sono le sue precedenti esperienze accademiche?

“Sono docente all’Università di San Marino e dal 2006 svolgo ricerca nell’ambito dell’ingegneria sismica con particolare riferimento agli effetti del terreno sulla risposta sismica delle strutture, le tecniche di protezione sismica degli edifici come l’isolamento alla base e recentemente mi sto occupando delle resilienze delle comunità con particolare riferimento alle infrastrutture. Dal 2006 sto collaborando con l’Università della California dove mi sono recato in diverse occasioni per periodi di ricerca. Dall’anno scorso sono co-coordinatore del progetto di rilievo tridimensionale del patrimonio monumentale di San Marino insieme al collega dell’Università della California di san Diego, prof. Falko Kuster”.

Che cos’è la conferenza mondiale degli ingegneri sui terremoti che si sta svolgendo attualmente a Santiago del Cile?

“In questa settimana (9-13) si sta tenendo in Cile, a Santiago, la sedicesima conferenza mondiale di ingegneria sismica (http://www.16wcee.com). Un appuntamento in cui tutto il mondo scientifico si ritrova per parlare del mondo dell’ingegneria sismica. Questo appuntamento è fondamentale per noi ricercatori in quanto può essere considerato a tutti gli effetti le olimpiadi dell’ingegneria sismica. Si svolge infatti ogni 4 anni e la fiaccola viene spostata di paese in paese, generalmente quelli più interessati dai fenomeni sismici”.

Ha partecipato anche ad altre precedenti conferenze di questo tipo?

“Ho già partecipato a numerose conferenze internazionali e in particolare alla precedente edizione che si è tenuta a Lisbona e devo dire che è stata veramente grandiosa. E questa edizione non è da meno. Sono stati selezionati circa 15000 lavori da circa 300 paesi al mondo.
I contributi sono così numerosi che sono state organizzate contemporaneamente 15 sessioni parallele. Per me è molto stimolante trovarsi in un contesto mondiale di così grande livello e avere la possibilità di ascoltare e interloquire con i più grandi scienziati e ricercatori del mondo. Io sono una persona a cui piace prepararsi”.
Quali sono i progetti che presenta alla conferenza?

“Partecipo a questa edizione con due lavori che mi fanno sentire veramente orgoglioso del lavoro svolto insieme ai miei coautori. In particolare, volendo riservare il meglio della mia produzione per questa conferenza, ho selezionato due tra i tanti lavori che ho fatto negli ultimi anni. Entrambi riguardano la protezione sismica del patrimonio artistico e culturale”.

Ci può parlare nello specifico di entrambi?

“Il primo lavoro consiste nella protezione sismica del David di Michelangelo svolto con i colleghi dell’Università di Firenze Chiara Morandini, Michelle Betti e Luca Facchini. Questo studio è nato grazie alla collaborazione a cui tengo in modo particolare con il prof Kelly dell’università della California, Berkeley e con l’azienda EQX di San Francisco che ho conosciuto durante le mie esperienze all’estero.
Questo lavoro mi fa veramente essere fiero del lavoro svolto e della collaborazione avviata con l’università di Firenze e con tutte le persone e i ricercatori con cui ho collaborato negli ultimi 6 anni per preparare il lavoro. Credo che la protezione del David di Michelangelo possa essere uno stimolo per proseguire con lo studio su altre opere d’arte che l’Italia e San Marino possiede.
Proteggere il nostro patrimonio artistico significa proteggere la nostra cultura. Il secondo lavoro riguarda lo studio di caratterizzazione dinamica delle torri di San Marino che condivido con i colleghi dell’università di Siena Giacomo Peruzzi e Dario Albarello e con la collega Karen Venturini.
Questo studio di fatto è il primo step del lavoro di rilievo tridimensionale svolto insieme ai colleghi dell’università della California, San Diego, realizzato a San Marino dai tecnici dell’Università della California lo scorso luglio e di cui avremo a breve i risultati.
In particolare, ho scelto questo lavoro perché mi permette di evidenziare in un contesto internazionale come San Marino sia un esempio di applicazione a larga scala di due tecnologie molto innovative nel campo della protezione sismica.
Sono quindi orgoglioso di portare un lavoro che non solo è di livello ma anche che il mio Paese possa diventare esempio per altri paesi. Devo per questo ringraziare le Segreterie al territorio e alla pubblica istruzione della passata legislatura, la commissione nazionale dell’Unesco e gli Istituti culturali che hanno creduto in questo lavoro fin da subito”.

Qual è il ruolo dell’Università di San Marino?

“Se da una parte sono molto soddisfatto di questi lavori che sto presentando perché nascono da collaborazioni importanti basate sulla reciproca stima, dall’altra ho un rammarico. Purtroppo il Dipartimento di Economia Scienze e Diritto dell’Università di San Marino, dove svolgo lezione, non ha voluto collaborare al progetto di rilievo del patrimonio monumentale di San Marino.
È veramente un peccato perché dimostra come la dirigenza del dipartimento abbia sottovalutato l’importanza del progetto.
Spero che in futuro ci possa essere un’apertura verso tematiche così importanti soprattutto per le ricadute sul territorio sammarinese, sulla nostra storia e sulla nostra identità di cittadini e di Paese”.

Quanto sono importanti questo tipo di conferenze al fine della prevenzione dei terremoti?

“Sicuramente la prima ricaduta della conferenza è quella di creare condivisione di idee e di diverse sensibilità tra i ricercatori di tutto il mondo e quindi portare ad un aumento delle conoscenze sia personali sia dell’intera comunità. Credo però che la parte fondamentale sia quella di sensibilizzare l’intera comunità alle problematiche sismiche che non devono più essere viste come qualcosa di tabù o comunque da averne paura, ma come realtà che possono accadere in qualsiasi momento. Personalmente il mio lavoro è proprio quello di trasmettere alle nuove generazioni i dettami del buon costruire e presupposto fondamentale secondo me è aprirsi a tutti gli ambiti che possono essere interessati, creando condivisione.
La società, l’economia, la politica devono essere sensibilizzate sul fatto che vivere in una comunità resiliente significa contribuire alla sicurezza dei cittadini come priorità. Per questo ringrazio la Tribuna sammarinese per lo spazio che mi ha dedicato”.