Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someonePrint this page

Dopo la tragedia di Galazzano, in cui si sono tolti la vita R. M. di 49 anni e A. I. L. di 46 anni, resta il dolore, lo sgomento e lo smarrimento non solo tra gli amici e i parenti delle vittime, ma anche in molti cittadini che hanno appreso la notizia dal passaparola e dai mezzi di informazione. L’evento d’altronde ha più di un risvolto che lo rendono, se possibile, ancor più drammatico. In primo luogo c’è lo strazio per i figli delle vittime, due lui e uno lei, avuti da precedenti relazioni. Anche pensando a loro Tribuna ha scelto di mantenere il basso profilo decidendo di non pubblicare i nomi per esteso, le foto e dettagli macabri. Poi c’è lo shock dell’allievo della Guardia di Rocca a cui la donna ha strappato la pistola dalla fondina per spararsi e farla finita mentre lui, insieme ad altri, cercava di calmarla. La pistola, come scritto ieri, è quella in dotazione a tutti i corpi di polizia sammarinesi: una Glock 17. Si tratta di un’arma progettata senza sicura manuale per essere immediatamente usata in caso di bisogno. L’arma era carica, come è consentito di fare ai nostri militari, e contenuta nella fondina ad estrazione rapida. Spetterà al Commissario della Legge Simon Luca Morsiani, titolare del caso, fare piena luce sull’accaduto e verificare se almeno la morte della donna poteva essere evitata.

Di certo questi primi mesi del 2017 si sono rivelati drammatici dal punto di vista dei suicidi. Con quello di venerdì infatti sono tre gli episodi balzata agli onori della cronaca in altrettanti mesi. Il 17 marzo un 28enne di Cesenatico ha deciso di farla finita in una rientranza sulla rupe del monte Titano, procurandosi volontariamente ferite da arma da taglio alla gola. Il 20 aprile è stato invece un 58enne di Dogana a perdere la vita gettandosi da Viale Onofri in Città nella sottostante Via Paolo III.

Un’escalation che deve far riflettere le autorità e i cittadini. Nel primo caso poche settimane fa l’Iss ha confermato l’attenzione nei confronti della depressione, malattia subdola che ha visto aumentare i casi seguiti dal servizio di Salute Mentale dell’Iss da 33 a 77 in un solo anno. A scatenarla possono essere tanti fattori, dalle delusioni amorose a quelle economiche. Accanto al lavoro degli esperti però ci deve essere quello altrettanto importante dei cittadini. È con l’impegno e la sensibilità di tutti che si può – e si deve – ricucire un tessuto sociale che la crisi economica e lo stile di vita moderno hanno lacerato, lasciando spesso le persone più fragili in balia di se stessi. Così come chi si sente il peso del mondo addosso deve capire che decidere di farla finita non lo cancella, ma lo moltiplica e lo distribuisce sulle spalle di chi rimane, siano essi figli, madri, padri o amici. C’è sempre una via d’uscita, anche dalle situazioni peggiori, e non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto. Dalla depressione infatti si può guarire sia con l’aiuto di professionisti come gli psicologi sia con la vicinanza delle persone care.