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Torno a distanza di una settimana a parlare di un tema di grande importanza, quello del ruolo di San Marino nella soluzione dei conflitti mondiali. Un ruolo che sempre emerge quando si ristudia la storia più antica della nostra Repubblica ma anche quella più recente, anzi recentissima.

Penso in particolare alle parole di Ban-Ki-moon, l’ ottavo Segretario Generale delle Nazioni Unite che nel 2013 ha parlato in questi termini “Il mondo ha bisogno di più Paesi come San Marino, dove la speranza, la trasparenza e l’impegno civile oltrepassano i propri confini”. All’inizio del suo discorso il Segretario generale delle Nazioni Unite ha portato l’esempio del proprio lavoro e del contatto con molti Paesi attanagliati dai conflitti sottolineando come invece San Marino non abbia conosciuto, nel corso della sua lunga storia, alcuna guerra.

La Repubblica ha semmai offerto aiuto e riparo a chi fuggiva dai combattimenti. Ecco perché essa rappresenta un modello perfetto di democrazia.

La democrazia poi – ed è questa una grande lezione – non si può esportare perché ciascun Paese deve saper sviluppare un proprio modello
a seconda della storia che più lo caratterizza. Ma San Marino può e deve fare tanto per esempio – è stato sempre Ban-Ki-moon a suggerirlo – sostenendo il Fondo per la Democrazia delle Nazioni Unite partecipando a progetti della società civile che condividono il nostro spirito di democrazia diretta. Sempre più le Nazioni Unite daranno risalto alla governance economica globale tenendo in gran conto le opinioni di Stati che sebbene piccoli rappresentino un punto di riferimento nel caos del mondo come nel caso di San Marino.

Occorre infatti sapersi meritare uno spazio nella comunità internazionale cercando di valorizzare con intelligenza ed originalità quello che si sa di poter fare al meglio anche rifacendosi alle proprie tradizioni storiche e culturali. Le premesse per avere un ruolo nella scena internazionale San Marino le ha gettate con la partecipazione al Consiglio d’Europa, alle Nazioni Unite, al Fondo Monetario Internazionale. E tuttavia sempre più dovrebbe aumentare la propria partecipazione ad accordi internazionali multilaterali e ad organizzazioni internazionali la cui procedura decisionale è quella ‘uno Stato, un voto’.

Tale partecipazione, se vuota di contenuti sarebbe inutile mentre preziosissima si rivelerebbe una strategia di politica estera che trascenda i meri aspetti economici e commerciali.

Dovremo in altre parole – ce lo ha ricordato Romano Prodi – con fantasia, cercare una costante d’azione che qualifichi il nostro comportamento sul piano internazionale, aumentandone la visibilità ed il prestigio. Ciò potrebbe avvenire mediante l’assunzione di un ruolo di sostegno sistematico al valore della pace fondando un osservatorio o un centro di ricerca con sede a San Marino. “È infatti – sono sempre parole di Romano Prodi – in un concentrato di idee e ideali, oltre che di risorse, che San Marino potrà trovare il suo ‘sbocco al mare’ sulla scena internazionale”.

Stefano Ercolani, Asset Banca