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Ogni anno in Italia sono immesse al consumo 1.400.000 tonnellate di oli alimentari, sia direttamente sia tramite alimenti, adducendo un consumo medio pro capite di circa 25Kg (Fonte Ministero della Sanità). Ecco nascere la necessità di recuperarlo correttamente.
L’olio vegetale e di frittura diviene un rifiuto perché a seguito di surriscaldamento subisce un processo di ossidazione assorbendo le sostanze inquinanti della carbonizzazione dei residui dei cibi in esso cotti o fritti. Ecco perché viene detto esausto: ovvero non più utilizzabile a causa della perdita delle sue principali caratteristiche organolettiche.
Anche se doveroso farlo, il recupero dell’olio esausto, non è del tutto scontato! Pur apparendo innocuo, perché di derivazione vegetale, può causare ingenti danni all’ecosistema ed alle persone, se disperso nell’ambiente e non smaltito correttamente.
L’olio è riversato nello scarico del nostro lavandino, sarà pericoloso perché le particelle che lo compongono non sono facilmente biodegradabili e quando dallo scarico di casa giungono ad un impianto di depurazione causano gravi danni all’impianto  stesso aumentando i costi di gestione ed quando infine giunge al mare o in falde acquifere, queste particelle precludono la qualità dell’acqua per pesci ed alghe impoverendo di ossigeno l’acqua.
Gli oli esausti in realtà devo essere considerati come una risorsa energetica da sfruttare, a favore della comunità. Tramite un processo chimico chiamato “rigenerazione”, gli oli vegetali possono essere trasformati in lubrificanti, saponi, tensioattivi e biodiesel, cosa che già avviene.
Mediamente da 100 kg di olio esausto si ricavano circa 65 kg di olio lubrificante base rigenerato (circa il 25% del mercato complessivo degli oli base lubrificanti è costituito da basi rigenerate),  20/25 grammi biodiesel o bitume. Solamente se la qualità dell’olio è scarsa o contaminata da agenti esterni, allora l’olio verrà eliminato tramite un processo di termodistruzione. Ricordiamo che non si deve miscelare l’olio vegetale con altro di natura minerale o diversa. Queste miscele compromettono la qualità rendendo vano il recupero e unica soluzione la termodistruzione.
La prima fase nel processo di rigenerazione è chiamata “grigliatura”: tramite setacci sempre più fini si separano meccanicamente le parti solide da quelle fluide.
In seguito l’olio residuo è portato a circa 70/75 gradi per renderlo più fluido e convogliarlo in centrifughe che lo separano da eventuali particelle d’acqua.
Mentre le acque derivanti dal trattamento sono inviate al depuratore, all’olio residuo vengono aggiunti additivi per micro filtrare le particelle carboniose.
In fine l’olio è portato ad alte temperature per depurarlo da eventuali acidi volatili. Il prodotto derivante può essere riutilizzato come avanti descritto o anche, dopo accurati controlli, anche nella mangimistica animale.
Non recuperare correttamente olio vegetale corrisponde a inquinare falde acquifere e specchi d’acqua creando un vero e proprio danno ambientale.
Un litro d’olio è forma una pellicola inquinante che sovrastando gli specchi d’acqua va ad impoverire d’ossigeno tutto l’ecosistema sottostante. Ogni litro d’olio versato in natura può potenzialmente inquinare fino a un milione di litri di acqua potabile.
Volendo migliorare la qualità dei propri servizi ecologici, la Repubblica di San Marino si è attrezzata da diversi anni alla raccolta differenziata di questo olio esausto, creando apposite isole ecologiche distribuite sul territorio. Collegandosi al sito sotto indicato si avrà la mappa, predisposta da AASS sul luogo del contenitori più vicino alla propria abitazione.  http://www.aass.sm/site/home/ambiente/rifiuti-solidi-urbani/olii-di-frittura-esausti/pics.50000106.50000009.1.6.html

“Trattiamo bene la terra sui cui viviamo, essa non ci è stata donata dai nostri padri ma ci è stata prestata dai nostri figli” citazione proverbio Masai.