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Dopo mesi di silenzio arrivano novità dal processo Varano, il maxi procedimento nato dall’indagine sugli allora vertici della Cassa di Risparmio di San Marino e del Gruppo Delta da parte del Pm forlivese Fabio Di Vizio. L’indagine, va ricordato, sconvolse il sistema bancario e finanziario sammarinese nell’ormai lontano 2008 quando finirono sotto indagine e poi arrestati tra gli altri l’Ad di Carisp Mario Fantini, il Presidente Gilberto Ghiotti, il direttore generale Luca Simoni e l’Amministratore Delegato del Gruppo Delta, Paola Stanzani.

La novità in particolare arriva dal Tribunale di Bologna, dove dal febbraio 2015 è approdata la parte di processo riguardante le condotte di associazione a delinquere finalizzata all’abusivismo bancario relative alla gestione del Gruppo Delta. Il Giudice per le indagini preliminari Mirko Margiocco ha infatti accolto la richiesta dei Pubblici Ministeri Giuseppe Di Giorgio e Marco Forte di archiviazione per 28 indagati. Si tratta degli ex vertici o partecipanti delle società controllate ed appartenenti al gruppo Delta ma anche l’avvocato sammarinese Maria Luana Bianchi, indagata – precisano gli stessi Pm nella richiesta di archiviazione – esclusivamente per le condotte di adeguata verifica antiriciclaggio. Il decreto è stato depositato il 22 novembre 2016 ma notificato a fine maggio.

L’origine dell’odissea

Come detto il maxi processo è ora diviso in due tronconi. Questo perché il 12 febbraio del 2015 il Tribunale di Forlì, da cui l’inchiesta Varano è partita il 20 marzo 2008, aveva accolto le eccezioni dei difensori decretando la propria incompetenza territoriale a giudicare i fatti stabilendo che, per le contestazioni di riciclaggio, legato al trasporto sul Titano di contante tramite portavalori, fosse competente il Tribunale di Rimini mentre il resto finisse nel capoluogo emiliano.

Successivamente il Tribunale di Rimini, ritenendosi a sua volta incompetente a giudicare, aveva sollevato nel marzo 2015 il conflitto di giurisdizione dinanzi alla Cassazione con riferimento ad un procedimento secondario riguardante solo due imputati e riunito al processo principale. Nel giugno 2015 la Cassazione decise che la competenza spettava a Forlì e non a Rimini osservando inoltre come fosse da ritenersi competente Forlì anche per il procedimento principale riguardante il riciclaggio. Nell’aprile 2016 quindi il Giudice per l’Udienza Preliminare di Rimini si appellò alla Suprema Corte anche per il processo principale. La sentenza arrivò il 14 dicembre scorso è stabilì che il ricorso forse inammissibile in quanto la Corte stessa aveva sciolto la questione in sede di decisione del primo conflitto sollevato sul procedimento minore. In pratica già dal giugno 2015, secondo la Corte, tutto il troncone riminese del processo Varano sarebbe dovuto tornare a Forlì.

L’archiviazione

Fino ad oggi invece non erano giunte novità dal troncone del maxi procedimento trasferita a Bologna.

Nella richiesta di archiviazione dei Pm felsinei, risalente al 30 settembre 2016 e accolta dal Gip Margiocco, le toghe spiegano che dalle carte processuali già prodotte a Forlì “emerge chiaramente un quadro di contorno gravemente indiziario” nei confronti degli allora vertici, degli esponenti e dei funzionari di Cassa ma anche della finanziaria Carifin. Al contrario, scrivono i Pm, nei confronti dei 28 indagati per cui si chiede l’archiviazione “non emergono elementi certi circa la conoscenza e partecipazione al programma criminoso Crrsm-Delta atteso che, pare ragionevole ritenere che l’effettivo controllo di Crrsm su Delta (presupposto dei delitti contestati), non sia stato divulgato che tra gli esponenti criminali apicali (prevalentemente operanti nella Repubblica del Titano) per evidenti ragioni di necessaria riservatezza rispetto alla “politica criminale” del gruppo”. In estrema sintesi a loro carico non ci sono prove “oltre ogni ragionevole dubbio” che abbiamo preso parte all’associazione per delinquere contestatagli.

Nuova richiesta alla Cassazione

Ma la richiesta di archiviazione è interessante anche perché in essa i Pm fanno intendere di non volersi esprimere in merito a tutti gli altri indagati. Di Giorgio e Forte infatti scrivono di nutrire “fondati dubbi sulla correttezza giuridica della decisione del Tribunale collegiale di Forlì” del febbraio 2015 di dividere il processo tra Rimini e Bologna. Inoltre aggiungono di stare lavorando al fascicolo “ai fini della richiesta di fissazione dell’udienza preliminare, nella quale si valuterà l’opportunità di avanzare istanza al GUP affinché sollevi sul punto conflitto di competenza negativo innanzi alla S.C. (Suprema Corte, ndr) individuando correttamente la competenza territoriale nel Tribunale di Forlì (anche ai necessari fini di una trattazione unitaria di una così complessa vicenda)”. A tal proposito le toghe citano la sentenza del giugno 2015 della Cassazione già illustrata in precedenza.

Conseguenze nefaste quanto mai attuali

Quindi si preannuncia l’ennesimo “trasloco” per il processo Varano i cui indagati, a quasi 9 anni dall’avvio delle indagini e a circa 3 anni – era il 15 ottobre 2014 – dalla prima udienza a Forlì, attendono di conoscere la consistenza o meno delle accuse contestate. Accuse che – giova ricordarlo – hanno portato oltre che al carcere preventivo per diversi di loro, anche alla distruzione del Gruppo Delta. Questo a sua volta ha portato alla perdita di centinaia di posti di lavoro in Italia e al dissesto finanziario dell’azionista Carisp che è dovuta ricorrere al sostegno del socio di maggioranza: lo Stato di San Marino. Insomma, una vicenda quanto mai attuale.