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“Non credo vi aspettaste solo buone notizie questa sera”. Questo il commento rassegnato che il segretario alle Finanze Simone Celli ha lanciato alla platea della sala Montelupo di Domagnano che mormorava incredula dopo aver ascoltato dallo stesso politico il traumatico annuncio: “Purtroppo a giugno 2017 abbiamo possibili shock di liquidità dello Stato”. Certo, nessuno si aspettava buone notizie dalla “operazione verità” sui conti dello Stato che maggioranza e governo hanno voluto presentare ai cittadini con la serata pubblica di ieri, ma nessuno si aspettava di sentirsi dire che tra meno di sei mesi lo Stato potrebbe non avere i soldi per pagare gli stipendi Pa. Celli ha presentato i dati principali del bilancio pubblico: abbiamo un debito pubblico che si aggira sui 240 milioni di euro e un flusso per cassa proveniente dall’Igr attorno agli 84 milioni.
Ma il dato shock è quello sulla liquidità, che dai 63 milioni di euro di maggio 2016 è scesa a gennaio 2017 a 26 milioni di euro. Per i prossimi mesi le proiezioni presentate dal segretario indicano una caduta in picchiata fino agli 8,9 milioni di giugno a cui però, spiega Celli, vanno sottratti 7,5 milioni vincolati fino al 31 dicembre. Quindi resta poco più di un milione. Peccato che il costo mensile del personale della Pa al netto delle collaborazioni e delle consulenze sia, ha illustrato il segretario, di circa 12,5 milioni.
Per ricostruire la liquidità di cassa, operazione che è stata definita “l’emergenza delle emergenze”, il segretario spiega che “c’è fase una emergenziale durante la quale lo stato dovrà attivare cuscinetti, probabilmente ricorrendo anche a delle forme minimali di finanziamento sull’esterno”, mentre nel medio lungo periodo l’obiettivo è di attuare politiche di bilancio che consentano di ricostituire le riserve. In che modo? Da un lato “favorire la crescita oggi insoddisfacente” e dall’altro effettuare “riforme strutturali” capaci di incidere sull’equilibrio di bilancio che Celli annuncia di poter portare in pareggio a partire dal 2019. Tra le iniziative per favorire la crescita c’è: ridurre la burocrazia, semplificazione normativa, potenziamento infrastrutture tecnologiche, opere pubbliche e fiscalità leggera. Tra le riforme c’è quella delle pensioni, del lavoro, delle imposte indirette, la riorganizzazione della Pa e la diminuzione spesa improduttiva. Celli ha terminato il proprio intervento prendendo spunto dal pensiero dell’economista Jeremy Rifkin per indicare gli obiettivi del paese: “Tornare a produrre ricchezza liberando la nostra creatività e le nostre energie positive”.