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La questione del sistema bancario sammarinese ha infuocato l’inizio dei lavori consiliari di marzo, fuori e dentro il Consiglio Grande e Generale. Ieri mattina, sull’argomento, Adesso.sm e il Pdcs si sono lanciate forti accuse reciproche nel corso delle due distinte conferenze stampa che entrambe le forze politiche hanno organizzato a Palazzo Pubblico. “Adesso.sm” non ci sta ad essere descritta dalla Dc come una coalizione priva di un progetto strutturato sul sistema bancario e mette sul tavolo una sorta di “road map” con ciò che è stato fatto e ciò che verrà fatto a breve. Quattro i macro-temi elencati: in primis l’efficacia di Banca Centrale, che dimostra la piena fiducia nell’istituto da parte del Governo; poi, l’accreditamento internazionale del sistema, in parte – per Adesso.sm – già realizzato, in parte da realizzare anche con interventi come una “centrale rischi”; terzo punto della “road map”, l’accesso ai mercati europei ed esteri, per le banche, e alle fonti internazionali per l’acquisizione di liquidità; infine, la solidità del sistema e dei singoli istituti con interventi come la gestione pubblica ed interna dei crediti non performanti. “Adesso.sm” auspica un dialogo costruttivo con le minoranze su questi temi ma finora – è stato detto in conferenza stampa – gli avversari politici stanno superando i normali livelli di contrapposizione. Il messaggio è indirizzato in particolare alla Dc che guidava il Governo quando sono stati nominati i vertici di Bcsm. Per il segretario Gian Carlo Venturini dall’inizio della legislatura non si sono visti interventi sulle priorità per i sammarinesi e cioè l’occupazione, il lavoro, il sistema bancario. I consiglieri del Pdcs hanno poi messo in evidenza una lunga serie di criticità di “Adesso.sm”: urgenze poste artificiosamente in funzione di un disegno “economico-finanziario” che sembra già essere predeterminato ma non viene svelato; limiti di metodo come la riunione congiunta di Consiglio dei XII e Commissione esteri che non ha prodotto alcun risultato; filosofia monopolista a favore di un solo operatore nel progetto telecomunicazioni; idee di sviluppo che rischiano di creare “sottosviluppo” favorendo i forensi e penalizzando il lavoro interno. Insomma un’escalation che – per il Pdcs – sta generando forte apprensione nella popolazione. “La deriva che temiamo – è stato detto in conferenza stampa – è che non siano le istituzioni a Governare il Paese ma qualcos’altro o qualcun’altro”.