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Sabato scorso, sulle pagine dell’inserto “Plus24”, all’interno del quotidiano italiano “Il Sole 24 Ore”, il giornalista Stefano Elli torna ad occuparsi della finanza e dell’economia sammarinese. Già dal titolo, “Il Titano e il match sui crediti inesigibili”, si può ben capire dove il giornalista milanese vuole andare a parare. Dal sottotitolo, “L’Associazione bancaria sammarinese preme per la loro gestione interna. Ma lo scontro si preannuncia duro”, Elli fornisce alcuni dettagli: la posizione dell’Abs in merito alla gestione dei crediti inesigibili e, aspetto ancora più importante, che a causa della loro gestione – secondo il giornalista del quotidiano finanziario – potrebbe innescarsi una battaglia interna a San Marino, con alcune propaggine dello scontro che potrebbero interessare, o addirittura vedere protagonisti, alcune società finanziarie estere, in particolare lussemburghesi.
Come ormai sappiamo da mesi, i crediti inesigibili degli istituti bancari sammarinesi ammontano a quasi 2 miliardi di euro di nominale, una quantità importante, che fa gola a molte società di gestione, perché sulla loro gestione potrebbe prodursi un business non affatto irrisorio. Elli, nel suo articolo, informa i lettori italiani che “il dibattito tra le forze politiche sammarinesi si concentra sull’opportunità di “esternalizzare” queste partite di crediti complessi oppure mantenerle all’interno del sistema”. A schierarsi in favore di quest’ultima opzione, in prima linea, c’è – come dicevamo poc’anzi – l’associazione bancaria sammarinese. L’Abs si è fatta promotrice di un’iniziativa sfociata in un elaborato sull’argomento in cui si sostiene la maggior convenienza economica di una gestione autonoma degli Npl. La presentazione del volume – come abbiamo già ricordato su queste pagine – è avvenuta venerdì scorso al palazzo del kursaal di Città. Allo stesso tempo, Matteo Mularoni, presidente Abs e avvocato partner dello studio romano Bussoletti Nuzzo, ha terminato la sua carica al vertice dell’associazione delle banche locali. Molto probabilmente gli succederà Biagio Bossone, già a capo della Banca centrale di San Marino.
“L’uscita di Bossone dalla banca – rammenta Stefano Elli – è ricordata sul Titano come uno dei momenti di massima tensione tra l’authority bancaria locale e il governo. Nel febbraio 2010 il capo della vigilanza Stefano Caringi venne silurato dal governo allora in carica per avere reso dichiarazioni all’allora pm di Forlì Fabio Di Vizio titolare di due inchieste su banche di San Marino. Dopo pochi giorni Bossone insieme all’allora direttore generale Luca Papi decisero di andarsene sbattendo la porta”.
Secondo il giornalista, esperto di finanza, “l’arrivo di Bossone potrebbe almeno parzialmente riequilibrare il peso di una banca centrale che nel corso delle ultime cruciali settimane ha dato, insieme al governo, segni di un particolare attivismo sul fronte bancario”. Che tipo di attivismo? Elli presenta due esempi: “Il Congresso di Stato in perfetto accordo con Banca Centrale ha reso noto di avere anticipato un percorso di cambiamenti nella governance alla principale banca del Paese: la Cassa di risparmio di San Marino. La naturale scadenza del board era prevista il prossimo maggio. Ancor prima la Banca Centrale – prosegue – ha commissariato Asset Banca dell’imprenditore locale Stefano Ercolani. La banca ai primi di marzo è stata il bersaglio di un doppio provvedimento della vigilanza bancaria locale. Prima si è proceduto a esautorare gli organi della banca e a insediarvi un commissario provvisorio; in seguito, a distanza di pochi giorni, si è proceduto a nominare un quintetto di commissari ( Vincenzo Dispenzeri e Giuseppe Pedrizzi insieme al comitato di Sorveglianza composto dal sammarinese Paolo Mazzanti, da Marcello Condemi e Giuseppe Di Marco) che avranno il compito di gestire la banca in luogo dei suoi vertici naturali”. A San Marino, alcuni politici, hanno manifestato l’inopportunità della scelta di Pedrizzi, figlio del senatore di An Riccardo, e già alla corte lodigiana di Gianpiero Fiorani (consigliere di Bipielle investimenti). Perplessità anche sulla scelta di un quartetto di professionisti italiani, in contrasto con la normativa locale.
“Pochi però – evidenzia Stefano Elli – sono al corrente del cursus honorum di uno dei tre membri del comitato di sorveglianza: l’avvocato Marcello Condemi. Condemi è tutt’altro che uno sconosciuto: con il collega Francesco De Pasquale è stato uno dei pilastri della costruzione dell’Autorità di informazione finanziaria vaticana sotto il patrocinio del suo ex presidente, il cardinale Attilio Nicora, nel periodo più caldo della sua vita istituzionale: quello che va dall’inverno 2011 al luglio del 2013. Un periodo difficilissimo per il Vaticano, contrassegnato da un rigido Motu Proprio sull’antiriciclaggio (legge 127) di Benedetto XVI poi “ammorbidito” se non disinnescato dalla Legge 166. Una fase di estrema delicatezza nella quale accaddero molte cose in Vaticano: dalle dimissioni di Joseph Ratzinger, al licenziamento di Ettore Gotti Tedeschi dalla banca vaticana (lo Ior) all’arresto per riciclaggio di Monsignor Nunzio Scarano, alle dimissioni dei vertici operativi dello Ior Massimo Tulli e Paolo Cipriani, di recente condannati per violazione delle norme antiriciclaggio. Condemi, dunque, è uno specialista in materia di money laundering e sono in molti a sperare che la sua presenza possa rappresentare una garanzia di terzietà”. Infine, il giornalista milanese, ricorda che “gli azionisti di Asset hanno annunciato di voler resistere alle iniziative di Bcsm, contestando la legittimità dell’iniziativa di fronte al Tribunale locale”.