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Questa sera 21 giugno alle ore 20,30 sala Montelupo di Domagnano, prima dell’incontro dedicato al tema “Scendere in campo: le ragioni dell’impegno in politica”, verranno proposti alcuni brani in anteprima recitati dagli attori Giampiero Bartolini e Giampiero Pizzol, del “Thomas More” dramma scritto di pugno da Shakespeare insieme ad altri autori elisabettiani dedicato alla figura di Tommaso Moro, in cui viene affrontato anche il tema dei migranti.

In occasione delle celebrazioni dei 400 anni dalla morte di Shakespeare verrà messa in scena una  sua opera mai rappresentata in Italia: un evento unico che getta luce sull’ identità culturale , politica e religiosa di Shakespeare.  Si tratta di “Thomas More” dramma scritto di pugno da Shakespeare insieme ad altri autori elisabettiani dedicato alla figura di Tommaso Moro . Scrivere un’ opera simile significava a quei tempi rischiare la vita come l’ ha rischiata Thomas More decapitato per ordine di Enrico VIII. Ma il Bardo inglese sembra davvero affascinato dalla figura politica e umana di More, tanto da esporsi pubblicamente. Seguire Shakespeare è sempre un’ avventura magnifica. In questo caso l’ avventura umana è ancora più appassionante perché vede in scena una figura come Tommaso Moro e apre domande urgenti ieri come oggi: basti pensare al monologo di More in difesa degli immigrati che premevano alle coste dell’ Inghilterra come ora premono a quelle dell’ Europa o alle sue umoristiche risposte al processo che lo vede imputato per il reato d’ opinione. Oppure alle questioni politiche ed esistenziali  che emergono da queste antiche vicende : c’ è un punto in cui giustizia e misericordia si incontrano ? Una società giusta è solo un’ utopia ? E’ possibile vivere la fede con un sano umorismo ?Si può dare la vita per un ideale, trovare il bene e non il male perfino in chi ci condanna a morte e ci taglia la gola ?

Lo spettacolo teatrale dell’opera sarà messo in scena in prima nazionale al Meeting di Rimini al Teatro Novelli il 21 agosto 2016 con la regia di Otello Cenci.

Ecco alcuni passi del testo:
Al popolo inferocito, Moro risponde con parole che invitano alla ragione e all’empatia. E le immagini che evoca non possono che richiamare ai nostri occhi altre immagini, migranti e rifugiati siriani in cerca di un futuro:
Immaginate allora di vedere gli stranieri derelitti,
coi bambini in spalla, e i poveri bagagli
arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto,
e che voi vi asseggiate come re dei vostri desideri
– l’autorità messa a tacere dal vostro vociare alterato –
e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione.
Che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato a tutti
che a prevalere devono essere l’insolenza e la mano pesante
Allora, nelle intenzioni di Shakespeare, c’era la volontà di scuotere il suo presente. Attraverso un evento passato, il poeta parla dell’emergenza migranti di quegli anni, degli ugonotti francesi che chiedevano asilo in Inghilterra e scatenavano le proteste della popolazione. Shakespeare cerca, con rabbia, di infondere l’etica della reciprocità in chi lo ascolta, e di ricordare che tutti, da qualche parte, siamo stranieri:
Vorreste abbattere gli stranieri,
ucciderli, tagliar loro la gola, prendere le loro case
e tenere al guinzaglio la maestà della legge
per incitarla come fosse un mastino. Ahimè, ahimè!
Diciamo adesso che il Re,
misericordioso verso gli aggressori pentiti,
dovesse limitarsi, riguardo alla vostra gravissima trasgressione,
a bandirvi, dov’è che andreste? Che sia in Francia o Fiandria,
in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo,
anzi, ovunque non rassomigli all’Inghilterra,
orbene, vi trovereste per forza ad essere degli stranieri.
Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara
che, in un’esplosione di violenza e di odio,
non vi conceda un posto sulla terra,
affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole,
vi scacci come cani, quasi non foste figli e opera di Dio,
o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere,
ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste
di essere trattati così? Questo è quel che capita agli stranieri,
e questa è la vostra disumanità da senzadio.

Purtroppo, per evitare altri disordini, Sir Thomas More fu censurata e non andò mai in scena.