Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someonePrint this page

Si torna a parlare di morbillo. La malattia torna a fare notizia nella vicina Italia ma anche i dati diffusi da organizzazioni quali l’Unicef non sono certo incoraggianti. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia infatti il virus uccide ogni anno oltre 130mila bambini.
Recentemente il Ministero della Salute italiano ha parlato di “preoccupazione” riguardo l’aumento dei casi di morbillo nel Bel Paese: da inizio anno sono stati rilevati oltre 700 casi, un aumento del 230% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (220 casi). Se si pensa che in tutto l’anno ce ne sono stati in totale 844 il numero impressiona. La fascia di età che colpisce maggiormente è quella tra i 15 e 39 anni e le regioni più colpite sono il Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana. Nella vicina Emilia Romagna invece un caso su due di morbillo finisce in ospedale ( il dato è riferito al primo trimestre del 2016). Per l’anno corrente invece ci sono stati 22 ricoveri nei primi tre mesi.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin parla di livelli di vaccinazione troppo bassi, ed è pronta ad intervenire immediatamente per colmare la lacuna. In Italia infatti non è obbligatoria la vaccinazione contro il morbillo ma fortemente raccomandata.

Anche a San Marino la vaccinazione è un tema molto sentito. Abbiamo contattato il direttore dell’Istituto di Sicurezza Sociale Andrea Gualtieri, il quale ha idee ben chiare e conosce la strada da prendere.
“Per quanto riguarda l’Iss – racconta Gualtieri – abbiamo attivato un gruppo di lavoro proprio sul tema della vaccinazioni. L’intento primario è quello di aumentare il livello dei vaccinati. A questo proposito la comunicazione è fondamentale. In Repubblica siamo comunque più avvantaggiati rispetto ad altri Paesi: da noi certi tipi di vaccinazione non sono solo raccomandate ma proprio obbligatorie (assieme al morbillo ci sono altre otto vaccinazioni indispensabili: Difterite, Tetano, Pertosse, Poliomielite, Epatite B, Parotite, Rosolia e Antihaemophilus Influentiae, ndr). Vogliamo aumentare i vaccinati per avvicinarci sempre più agli standard europei. L’obiettivo finale è quello della protezione generale della popolazione. Personalmente considero la vaccinazione un atto di solidarietà”.

Gualtieri riprende poi il concetto già citato della comunicazione: “Stiamo lavorando ampiamente sotto questo aspetto. Un po’ come è accaduto in passato ad esempio con l’Epatite C. C’è stata tanta informazione nei confronti dei cittadini e la malattia sul Titano è stata quasi debellata. La direzione da prendere è la medesima anche con le malattie che stanno venendo fuori ora. Bisogna partire sin dalla pediatria, dove avviene il primo contatto tra medico e paziente. Sotto questo aspetto stiamo lavorando anche sulla formazione dei medici. Il vaccino deve prevenire. L’allarme arriva qualora il cittadino non è protetto. Se oggi ad esempio si sente parlare di ‘allarme morbillo’ vuole dire che in precedenza la copertura non è stata tale da impedire il ritorno della malattia. La vaccinazione è un’ arma silenziosa. Bisogna lavorare sulla percezione del rischio. Ad ogni modo, al giorno d’oggi i vaccini sono sempre più sicuri”.

Ma c’è anche chi vuole andare controcorrente, decidendo di non scegliere la strada della vaccinazione: “Sappiamo naturalmente che esiste lo zoccolo duro degli obiettori – dice il direttore dell’Iss -. Sono formati da circa un 10-15% della popolazione. Noi vogliamo cercare di convincere gli indecisi e sfruttare così l’effetto gregge. La comunicazione è fondamentale per avere una protezione generale dei cittadini. Nelle prossime settimane, assieme all’Authority, esporremo anche dei dati per capire meglio la situazione sul Titano e li invieremo anche all’Oms”.