Personaggi che turbinano nel caos nella “magica” Roma.

La famosa scrittrice Lisa Scotulin, nota per i suoi brividi legali e le collezioni di saggi umoristici, rivolge la sua attenzione alla narrativa storica in un’opera ampia, meticolosamente dettagliata e ricercata che è chiaramente un atto d’amore.

Ambientato in “La città eterna” a Roma, il romanzo segue tre giovani che sono cresciuti alla fine degli anni ’30, con l’avvento della seconda guerra mondiale all’orizzonte, durante la guerra in via di sviluppo degli anni ’40. Elisabetta, l’aspirante giornalista, è al liceo all’apertura del romanzo, e lavora per sostenere la madre di una casalinga “fredda” e un padre il cui alcol ha occupato il posto di lavoro come artista.

L’atletico Marco, la cui dislessia non diagnosticata rende difficile la scuola, lavora prima nel bar di suo padre e poi come garzone per il nascente governo fascista.

Sandro, un genio della matematica, che vive con suo padre, un avvocato, e sua madre, un medico, nel ghetto, è stato scelto per abbandonare la scuola superiore per lavorare sotto la supervisione di un matematico all’università.

Sebbene Marco e Sandro siano amici fin dall’infanzia, la loro amicizia è stata messa a dura prova dalla crescente attrazione che entrambi provano per Elisabetta.

Lei, a sua volta, è attratta da entrambi, almeno inizialmente, ma desidera anche farsi strada come donna e scrittrice freelance.

Il triangolo amoroso è stato inserito nel contesto della storia del crescente coinvolgimento dell’Italia nella politica tedesca, in particolare con l’inizio della guerra, e la persecuzione degli ebrei a Roma e altrove in Italia.

In brevi capitoli, di solito solo poche pagine, Scottulin dà uguale peso alle vite personali dei suoi personaggi e ai movimenti storici più ampi in cui sono catturati.

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Le loro risposte sono varie man mano che la situazione dei cittadini ebrei di Roma si fa più precaria, definendoli come individui capaci di crescita e cambiamento, nonostante, come in molti resoconti della seconda guerra mondiale, il lettore abbia una conoscenza anticipata delle conseguenze delle scelte fatte da i personaggi – in particolare i presupposti dei personaggi giudaici secondo cui la vita continuerà come al solito – a volte rende più facile giudicarli che empatizzare con loro.

I lettori che sono più informati sulla Germania di Hitler che sull’Italia di Mussolini noteranno le somiglianze e le differenze.

Il romanzo inizia con una lunga lista di “personaggi drammatici” – inclusa una voce per “Rikku and Gnocchi, the Deliberate Cats”, felini che hanno un ruolo enorme nella vita di Elisabetta – ma Scotulin è uno scrittore abbastanza abile da renderlo facile da seguire chi è chi e come si relazionano.

È anche una scrittrice generosa. Mentre il romanzo, comprensibilmente, include la sua quota di cattivi, i personaggi principali sono imperfetti ma principalmente ben intenzionati.

Se il romanzo stesso ha un difetto, è che l’autore colloca il melodramma in modo incredibilmente denso al culmine del romanzo.

Tra la magia nascosta della maggior parte del romanzo c’è che i suoi soggetti sono persone comuni arrestate in momenti straordinari, che vivono ai margini della storia piuttosto che al suo centro drammatico.

È deludente vederli spinti sotto i riflettori solo per accelerare la trama e risolverne i problemi.

Non importa il climax, il romanzo è una lettera d’amore a Roma, anche in uno dei momenti più deboli della città.

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Le strade e gli edifici, soprattutto il cibo, in questa “città magica, pazza, caotica” si animano, così come la sua gente, una con le guance “tenere come farina setacciata” e l’altra con una “schiena curva come gamberetti cotti”.

L’attenzione e l’interesse che Scotulin riserva per questo periodo storico, e il suo apparente affetto per le sue molteplici personalità, ne fanno una lettura.

margaretquamme@hotmail.com

Celestino Traglia

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