“Ciao 2020”, sulla tv russa lo show di Capodanno è in italiano (maccheronico) e ipertrash: l’esilarante trasmissione satirica è già un cult – Video

“Coma stai? Coma stai? Tutubene, tutaposto. Coma stai? Coma va? A brindare son disposto”. Ciao 2020 (si legge: ciaoventiventi) è il programma russo ipertrash, però parlato e cantato tutto in italiano, del nuovo secolo. Fosse qui con noi Tommaso Labranca “a brindare sarebbe disposto”. Un’ora di brevi sketch comici e ipnotiche performance canore in playback catapultate dalle paillettes e dai colori con protagonisti che hanno dell’incredibile: La Dora, Alessandro Pallini, Giorgio Criddi, Julia Ziverti, Arti e Asti, La soldinetta e Vittorio Isaia, Niletto Niletti e Claudia Cocca, i Piccolo Grandi, i Crema de la Soda, le attrici del film “Quatro putane”. Una cornucopia di colori e umori di quarant’anni fa, un vocabolario di italiano audace e maccheronico che nemmeno in Rocky IV, un coro epocale di imparruccati, occhialati, truccati, baffuti e poppute immersi in un’atmosfera alla Drive In.

Ad inventarsi la lieta novella, il verbo che si è fatto carne, un tunnel spaziotemporale tra Discoring e Popcorn, è stato il più celebre presentatore televisivo russo, Ivan Urgant. Popolare in patria come Amadeus o Carlo Conti, ma anche lui con il suo bel format Letterman con poltroncina, band e scrivania, visto l’imminente arrivo del Capodanno 2020/2021, si è infilato in testa una parrucca mora con capelli lisci tirati all’indietro, un occhialone da vista a goccia e un papillon che forse nemmeno Toto Cutugno a Fantastico. Urgant, insomma, si è trasformato pure lui in tal Giovanni Urganti. Un clone di qualche strano riflesso pop della tv e della musica leggera italiana anni ottanta rielaborati in salsa russa. Al programma che procedeva spedito come un Risatissima d’annata – lo potrete trovare su Youtube qui e aggiungervi ai già oltre due milioni e mezzo di visualizzazioni – non si poteva chiedere di meglio. Un siparietto comico con Urgant, attorniato dai comici Matteo Crustaldi (un piccoletto con baffi e criniera leonina da far paura a Tony Manero), Alessandro Gudini (altra parrucca ma con una losca ventiquattrore in mano che nemmeno Elwood Blues) e dalla maggiorata Allegra Michele (Tinì Cansino, pardon, scansate), poi via di brani musicali. Descriverli a parole è uno di quei peccati da rogo inquisitorio.

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Se pensavate di aver visto tutto quando Niletto e Niletti e Claudia Cocca cantano Crush e lui arriva sui pattini, di fronte ai Crema de la Soda, lei una biondona con due poliziotti tipo Chips a tastiere e sintetizzatore, con alle spalle ballerini uno vestito da giocatore della Juventus (il numero 3, Cabrini?), uno da monsignore e uno da guardia svizzera, rimarrete sconvolti. E quando i Piccolo Grandi (che sono poi una specie di Ricchi e Poveri) canteranno una versione disco techno tiratissima di Mamma Maria avverrà il miracolo della commozione. L’apice del trash in purezza, una ripetizione sgangherata, volontaria, curatissima di un immaginario che in Italia pensavamo sepolto, ma che in Russia è burla di grande successo.

E poi ancora, via di Bingo con Gigi che estrae le palline (Gigi è un omone che sembra uscito da una discoteca di Torvaianica); con la gag del regista porno Alessandro Pallini (è Roccone nostro, chiaro) che mostra da una vecchia videocamera a dischetti un porno gay solo ai convenuti uomini (“perché i cinema sono chiusi”); con Girolamo Paffuto, un ometto parecchio in carne che balla la breakdance snodato come un pupazzo; con le irresistibili battute di Matteo Crustaldi (“Una volta ho preso un taxi e mi sono svegliato sul lago di Como”, e giù risate). Infine l’apice con l’arrivo di Pippo il secondo, un pope papa ortodosso che con in mano una ciabatta multi presa pigia il tasto dell’accensione e l’albero di Natale si illumina. Buon 2021 grida Urganti, che intanto si è messo cantare con La soldinetta e Vittorio Isaia, “Chiesi io a un frassino”; ma soprattutto Ciao VentiVenti e grazie Ivan.

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(qui la versione integrale)

Melania Cocci

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