La Sicilia è la prima regione vinicola in Italia

Nota per i suoi templi greci, le spiagge mediterranee, il famoso patrimonio culinario e culturale e uno dei vulcani più attivi al mondo, la Sicilia è un’isola che ha tutto. Grazie alla sua posizione in mezzo a numerose rotte commerciali, al suo suolo vulcanico e al clima caldo, l’isola ha attratto per migliaia di anni viaggiatori e conquistadores, ognuno dei quali ha lasciato un segno indelebile nel suo ricco arazzo culturale.

Il vigneto più grande d’Italia

La Sicilia è anche la più grande regione vinicola d’Italia, una regione pronta all’espansione mentre gli amanti del vino cercano nuove regioni e sapori inaspettati. Vero microcosmo d’Italia, la Sicilia può essere definita “il continente della viticoltura”.

Con 98.000 ettari di vigneto, Toscana e Piemonte guidano la produzione di vino ed evitano gli stereotipi sui vini del sud. Perché mentre il clima della Sicilia può essere temperato tutto l’anno, è una regione montuosa caratterizzata da montagne, tra cui l’Etna ei Monti Madoni. A causa di queste altitudini elevate e dell’aerazione dell’isola, il vino siciliano ha un distinto carattere mediterraneo con una freschezza ed eleganza che lo distingue dagli altri vini del sud.

L’immagine della regione è cresciuta negli ultimi 30 anni grazie all’arrivo di uve internazionali, ma una nuova ondata di viticoltori sta tornando alle proprie radici siciliane e scommette sulla qualità, la sostenibilità e le uve autoctone dell’isola per aprire la strada al futuro. Questi pionieri capiscono che la vera forza della Sicilia sta nel celebrare la biodiversità e nel mettere in luce il suo patrimonio unico. E grazie per il lavoro Consorzio Siciliano DOCLa Sicilia, un’associazione che rappresenta quasi 500 produttori di vino dell’isola, è pronta a brillare nel 2022 e oltre.

sostenibile per natura

La Sicilia è l’isola più grande del Mediterraneo e ha climi, suoli e topografia diversi. Queste condizioni ideali di crescita fanno della Sicilia un terreno fertile per l’agricoltura biologica che richiede un intervento minimo. Qui la stagione della vendemmia dura cinque mesi, iniziando a fine luglio per le uve bianche più vecchie e terminando a novembre sulle alte pendici dell’Etna.

“Il territorio può produrre solo opere d’arte”, dice Diego Cusumano, che guida una delle cantine più famose della Sicilia. Kusumano. Come molti dei suoi coetanei, Cusumano possiede alcune proprietà in tutta l’isola con una catena vinicola che rappresenta diverse regioni della Sicilia. “Abbiamo sempre cercato altezze per i nostri vigneti, che è fondamentale per il nostro cambiamento climatico”, spiega.

Aggiunge: “È eroico coltivare uva a questa latitudine, così vicino alla Tunisia”. Filippo Bartolotta, enologo e allevatore. Nonostante le probabilità, la Sicilia è fiorente. Il 34% dei loro vigneti sono biologici e i loro produttori di vino stabiliscono un modello nella loro gestione sostenibile dei vigneti. In collaborazione con Sicilia DOC, il Fondazione SOStain Sicilia – Lanciato dall’azienda vinicola Tasca d’Almerita in Sicilia – Delinea vari protocolli di sostenibilità relativi ai consumi idrici, alle tecnologie per il risparmio energetico e alla trasparenza nelle comunicazioni.

Ferriato guida anche gli sforzi di sostenibilità dell’isola: è diventato il primo Cantina a emissioni zero in Italia nel 2019 e lanciato Adotta l’albero Un progetto a tutela dell’ambiente e della biodiversità del nostro pianeta.

Celebrando la diversità

Oggi la Sicilia è conosciuta principalmente per le sue uve Nero davola e Grillo, due cultivar autoctone che prosperano nei vari terreni e condizioni di crescita dell’isola. Il Grillo veniva utilizzato esclusivamente per la produzione del Marsala alle 19y secolo ed era in via di estinzione nel 2005 quando il Consorzio Sicilia DOC è intervenuto per far rivivere l’uva. Oggi è utilizzato in alcune delle etichette siciliane più famose e offre un vino rinfrescante profumato con aromi di frutta tropicale e un corpo ricco e cremoso.

Simile al Syrah, il Nero de Avola è l’uva rossa più prodotta in Sicilia e produce un vino di medio corpo con aromi di frutta rossa, note pepate e piacevole acidità. Catarratto, Inzolia, Frappato e Nerello Mascalese sono altre varietà popolari che incontrerai sull’isola.

Come il resto d’Italia, la Sicilia è sempre più conosciuta per i suoi vitigni autoctoni: 70 vitigni autoctoni sono tutelati e studiati nell’Orto Botanico di Palermo. Conosciuto anche come “vitigni reliquie”, sta per vero Archeologia Il passato che appare in quantità limitate ma parla del ricco patrimonio agricolo dell’isola. E ora alcuni dei vigneti sono ansiosi di provare a coltivare queste nuove viti e dare loro una nuova vita.

riovara, un’azienda vinicola biologica a conduzione familiare nella Sicilia sud-orientale, lascia che il terroir parli da solo. Per questo Riofavara coltiva esclusivamente uve siciliane come Grillo e Nero d’Avola insieme ad una varietà di rari vitigni autoctoni, come Recunu, Cutrera e Rucignola, che si distinguono per il loro uvaggio bianco Nsajàr. Poiché non erano sufficientemente produttive, queste uve furono dimenticate negli anni ’50 dell’Ottocento ma hanno proprietà uniche che promettono alle cantine sperimentali. L’uva rossa di orisian, difficile da trovare, sembra essere resistente al calore, una scoperta promettente date le temperature in aumento nel mondo.

Con un costante rispetto per la tradizione e un impegno per la sostenibilità e l’innovazione, il futuro del vino siciliano appare luminoso. Scopri di più sulla viticoltura dell’isola su vino siciliano.

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Celestino Traglia

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