Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someonePrint this page

Intervista a ENRICO GHEZZI, critico cinematografico, autore tv, inventore di programmi che hanno fatto storia come ‘Blob’ e ‘Fuori orario’. Ghezzi ha scritto tra l’altro ‘Paura e desiderio. Cose (mai) viste, 1974-2001’ (Bompiani) ed è stato vicedirettore di  Rai3.

 

Fa discutere il no della Apple alla richiesta dell’FBI di darle i contenuti di un iPHone usato dai terroristi di San Bernardino. Intanto Facebook apre i server ai giudici antimafia di Palermo. Che idea si è fatto?

‘Non c’è neanche bisogno di farsi un’idea. Sarebbe inevitabilmente in ritardo. E’ quasi sempre così, quando ci occupiamo del web: discutiamo tutti, politica compresa,  e intanto le cose sono cambiate, si sono fatte più avanzate. Non mi pare un dibattito appassionante: la richiesta dell’FBI corrisponde alla bolletta che ci ritroviamo tra le mani di un servizio che pensavamo fosse gratuito’.

Mentre l’Is minaccia Twitter e Fb, il dilemma tra sicurezza e privacy rimane.

Ahimè o per fortuna non è questo  il problema: abbiamo bisogno di questi casi in qualche modo scandalosi, servono a far pubblicità, con poco si guadagna parecchio. In realtà siamo in una situazione in cui appare chiaro che non c’è più (e forse non c’è mai stata) un’etica nella comunicazione. La comunicazione è a priori non etica. Un concetto che ho sintetizzato varie volte in un aforisma: tutta la comunicazione è pubblicità se non è amore, se è cioè puro automatismo,  intendendo per amore una spesa di se, una fede negli altri’.

E se si dovessero varare leggi che obbligano alla collaborazione con polizia e magistratura?

‘Tendenzialmente sono contrario a leggi di questo tipo.. Sono profondamente ipocrite per quanto fatte con intenti pii, più o meno pietosi, rispettosi. Nel caso specifico, visto il punto in cui siamo arrivati, leggi del genere sarebbero addirittura ridicole: ho già detto altre volte  che motori di ricerca come Google – per citare un altro dei contendenti di questa disputa nella rete –  sono la massima forma spionistica ammissibile’.

Intanto il web dove va?

‘Pensiamo ai cambiamenti nelle relazioni tra le coppie e tra i singoli e i gruppi che ha portato Facebook. Di colpo, sono stati scavalcati secoli di modalità tradizionali. E tutto questo, se ci pensiamo, non è che un momento, un battito,  qualcosa di veramente schiacciante. Basti pensare che Mark Zuckerberg,  tra i fondatori di questo social network, uno che è diventato tra i più ricchi al mondo lucrando appunto sul desiderio amoroso mondiale,  ha annunciato, peraltro senza suscitare grandi reazioni, che uno dei suoi sforzi economici principali sarà adesso quello di lavorare sulla telepatia. Una cosa sulle prime assurda,  forme di contatto che ancora non crediamo possibili nei media ma che da sempre sentiamo premere sulla nostra pelle. Una prospettiva clamorosa che si prepara nuovamente a scuotere il mondo, a sconvolgere le nostre certezze.  Che cosa succederà?  Inevitabile chiederselo già adesso mentre siamo ancora incerti sulla possibilità tecnica della riuscita. In effetti  momenti di telepatia sono già attivi, soprattutto nella sfera dei sentimenti, degli innamoramenti:  probabile che si facciano più frequenti   grazie proprio alla velocità, alla onnispazialità della comunicazione e  agli investimenti possibili da parte delle più grandi banche dati mondiali, come se si stessero collegando sotto i nostri occhi i punti che, riuniti, formano una figura.

E la tv, in tutto questo, che ruolo ha?

‘Le basta accettare il suo ritardo ancestrale: è quello che le serve.  Come il cinema che da più di un secolo ci consegna immagini in movimento, come il telefono che rimane prezioso perché consente il passaggio contemporaneo di una moltitudine di voci, così la televisione, il prolungamento di entrambi i mezzi e della radio, rimane utile, nonostante la sua scarsa agilità, la sua residualità, con i suo talk show  e il suo televoto’.